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Bandiera Blu: in cosa consiste davvero il marchio?

26.08.2026

di Valeria Giannoni

Introduzione

La “bandiera blu” orienta certamente i vacanzieri, sia italiani che stranieri, nella scelta del luogo dove trascorrere la villeggiatura. In molti prediligono località che possono fregiarsi di questo riconoscimento, ma sappiamo davvero cosa significhi, per una località balneare, ottenere la bandiera blu?

Questa è diventata, nell’immaginario collettivo, garanzia della particolare qualità dell’acqua di una determinata zona. In realtà, la bandiera blu non inerisce esclusivamente alla pregevolezza dell’acqua, ma è il risultato di un insieme di requisiti che riguardano aspetti ambientali, gestionali e relativi ai servizi.

1.La Bandiera Blu: un eco-label ambientale internazionale

È importante partire da un dato, la bandiera blu non è un riconoscimento concesso dall’amministrazione statale o locale; non si tratta, cioè, di un provvedimento amministrativo con cui lo Stato dichiara che una determinata spiaggia possiede determinate caratteristiche.

“Bandiera blu” è il nome di un programma, operativo in Europa dal 1987 e condotto dall’organizzazione non governativa e non profit “Foundation for Environmental Education” (FEE), il cui obiettivo è quello di promuovere lo sviluppo sostenibile delle aree costiere e delle acque interne attraverso una conduzione che metta al centro delle scelte politiche l’attenzione e la cura per l’ambiente.

La bandiera blu è, quindi, un eco – label atto ad identificare aree che si contraddistinguono per rispettare elevati standard riguardanti, tra gli altri aspetti, la qualità delle acque, la gestione ambientale, la sicurezza e l’educazione ambientale.

2.Procedura di riconoscimento del marchio

Il riconoscimento della bandiera blu avviene a seguito di un procedimento che prende avvio dalla candidatura spontanea del Comune interessato il quale autocertifica la sussistenza dei requisiti richiesti dal piano; successivamente la FEE, valutata la sussistenza di tutte le prerogative necessarie, concede il marchio.

Intorno all’autocertificazione si annidano le principali critiche rivolte al riconoscimento della bandiera blu. La FEE, infatti, non è dotata di laboratori o strumenti per effettuare analisi proprie delle acque; le stesse, insieme alla collazione della documentazione necessaria, vengono demandate alle amministrazioni locali con il rischio di possibili mistificazioni.

I criteri del programma vengono aggiornati periodicamente in modo tale da spingere le amministrazioni locali partecipanti ad impegnarsi per risolvere, o migliorare nel tempo, le problematiche relative alla gestione del territorio al fine di una attenta salvaguardia dell’ambiente.

3. La qualità del mare è importante, ma non è l’unico requisito

La principale mistificazione riguardo il marchio bandiera blu è legata alla credenza che esso sia rivolto esclusivamente alla particolare amenità e qualità delle acque. In realtà non è così.

Per il 2026 i criteri sono 33 e sono organizzati in quattro grandi aree:

-educazione ambientale e informazione;

-qualità delle acque;

-gestione ambientale;

-servizi e sicurezza.

La Bandiera Blu è, quindi, più propriamente, un riconoscimento della qualità complessiva della gestione ambientale e dei servizi connessi alla fruizione della spiaggia, all’interno della quale la qualità delle acque rappresenta uno dei requisiti essenziali.

4.Il primo requisito: la qualità delle acque di balneazione

Per l’Italia, un elemento fondamentale della procedura è rappresentato dai dati derivanti dal monitoraggio delle acque di balneazione effettuato dalle ARPA nell’ambito del sistema nazionale di monitoraggio.

Per l’edizione 2026, il requisito essenziale indicato dalle fonti istituzionali è che le acque di balneazione abbiano raggiunto la classificazione di qualità “eccellente” nel corso degli ultimi quattro anni.

La Bandiera Blu non fotografa, quindi, semplicemente la situazione del mare nel giorno in cui viene issata la bandiera: la valutazione tiene conto di una serie storica di dati. 

5.Educazione ambientale e informazione

Un’intera categoria di requisiti riguarda la capacità della località di informare ed educare cittadini e turisti.

Tra gli obblighi figurano l’esposizione di informazioni sul Programma Bandiera Blu, la realizzazione di attività annuali di educazione ambientale, la pubblicazione delle informazioni sulla qualità delle acque, la diffusione di informazioni sugli ecosistemi locali e sui siti culturali, la presenza di una mappa della spiaggia con l’indicazione dei servizi e l’esposizione di un codice di condotta relativo all’utilizzo della spiaggia e delle aree circostanti.

6.La gestione ambientale della spiaggia

La terza grande area riguarda la gestione ambientale. Vengono presi in considerazione aspetti quali pulizia della spiaggia, presenza di cestini per i rifiuti, raccolta differenziata, servizi igienici, gestione delle acque reflue, regolamentazione del campeggio e della circolazione di veicoli, controllo dell’accesso degli animali domestici, manutenzione delle strutture, monitoraggio degli habitat e tutela delle aree sensibili e della biodiversità.

7.Servizi, sicurezza e accessibilità

Un’altra area fondamentale riguarda i servizi e la sicurezza dei bagnanti. La spiaggia deve, tra l’altro, disporre di personale di salvataggio e/o adeguate attrezzature, equipaggiamento di primo soccorso, piani di emergenza e misure di sicurezza.

Particolarmente importante è il requisito relativo all’accessibilità delle persone con disabilità: il programma prevede che almeno una spiaggia Bandiera Blu per ogni Comune disponga di accesso e servizi per le persone con disabilità fisiche.

8. La Bandiera Blu può essere persa?

Sì. Il riconoscimento non è acquisito una volta per tutte. Il mantenimento degli standard richiesti è essenziale e la documentazione del programma prevede la possibilità di ammainare temporaneamente o permanentemente la bandiera in caso di mancata conformità ai criteri.

9. Bandiera Blu e normativa sulla qualità delle acque: due piani diversi

È importante non confondere la Bandiera Blu con la disciplina pubblicistica della qualità delle acque di balneazione.

Lo Stato e le amministrazioni competenti sono tenuti ad effettuare il monitoraggio delle acque e a garantire l’informazione al pubblico secondo la normativa vigente.

La Bandiera Blu si colloca su un piano ulteriore e dierso. Di conseguenza: mare conforme alla normativa non significa automaticamente Bandiera Blu; assenza della Bandiera Blu non significa automaticamente mare non balneabile o inquinato.

10. La Bandiera Blu 2026: i numeri italiani

L’edizione 2026 rappresenta la quarantesima edizione del programma.

In Italia sono stati riconosciuti 257 Comuni, con complessivamente 525 spiagge e 87 approdi turistici.

Il dato conferma la diffusione del programma nel nostro Paese, ma anche la necessità di leggere correttamente i dati.

Il riconoscimento non deve essere interpretato come una garanzia assoluta e permanente della qualità del mare. Inoltre, la bandiera blu, seppur riferita all’intero Comune, non implica che tutte le spiagge in esso presenti siano insignite di questa certificazione.

La bandiera blu rappresenta, piuttosto, garanzia del rispetto di determinati standard e prerogative eterogenee accomunati, tutti, dall’obiettivo di migliorare le condizioni ambientali delle località balneari.

 

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