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Contributo unificato: come si calcola in caso di cumulo tra domande di valore determinato e indeterminabile

di Valeria Giannoni

20.05.2026

Quando in un giudizio vengono proposte contemporaneamente domande di valore determinato e domande di valore indeterminabile, uno dei problemi pratici più frequenti riguarda il corretto calcolo del contributo unificato.

La questione ha rilevanti implicazioni economiche per avvocati e parti processuali poiché un errore nell’individuazione dello scaglione può determinare richieste integrative da parte della cancelleria e l’applicazione di interessi e sanzioni nel caso di ritardo nel pagamento.

Il contributo unificato nel processo civile

Il contributo unificato è il tributo dovuto per l’iscrizione a ruolo delle cause civili, amministrative e tributarie.

Nel processo civile il suo importo varia in base al valore della controversia, secondo gli scaglioni previsti dall’art. 13 del D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115.

In linea generale:

  • per le cause di valore determinato, il contributo viene calcolato sulla base dell’importo economico della domanda;
  • per le cause di valore indeterminabile si applica, invece, un importo fisso previsto espressamente dalla legge per tale tipologia di controversie.

Il problema nasce quando nello stesso giudizio vengono cumulate:

  • una domanda economicamente quantificabile (es. risarcimento danni da 200,00 euro);
  • una domanda non quantificabile economicamente (es. querela di falso; rilascio della patente; accertamento di un diritto).

Cumulo di domande: quale valore prevale?

La questione centrale è comprendere quale criterio debba essere utilizzato per individuare l’importo del contributo unificato dovuto.

Sul punto è intervenuta la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 22719 del 20 luglio 2022 secondo cui il contributo unificato non deve essere calcolato sommando i valori delle domande, bensì occorre applicare il criterio del valore più elevato.

In particolare, la Corte ha chiarito due ipotesi.

Domanda determinata di valore inferiore rispetto alla domanda indeterminabile

La prima ipotesi si verifica quando:

  • la domanda di valore determinato rientra in uno scaglione inferiore;
  • mentre la domanda di valore indeterminabile comporta il pagamento di un contributo più elevato.

In questo caso prevale il contributo previsto per la domanda di valore indeterminabile.

Esempio pratico

Si immagini un giudizio contenente:

  • una domanda di condanna al pagamento di euro 3.000;
  • una domanda di accertamento o declaratoria priva di valore economicamente determinabile.

Poiché il contributo dovuto per la domanda indeterminabile risulta superiore rispetto allo scaglione relativo alla domanda da euro 3.000, sarà necessario versare l’importo previsto per il valore indeterminabile.

Domanda determinata di valore superiore

Diversa è la seconda ipotesi affrontata dalla Corte.

Se la domanda di valore determinato supera economicamente lo scaglione previsto per la domanda indeterminabile, allora il contributo unificato deve essere calcolato sulla base della domanda di maggior valore.

In altre parole:

  • non prevale automaticamente il valore indeterminabile;
  • prevale invece il criterio del maggiore importo concretamente applicabile.

Esempio

Si pensi ad una causa che cumuli:

  • una domanda risarcitoria da euro 500.000;
  • una domanda di accertamento di valore indeterminabile.

In tale situazione il contributo sarà parametrato allo scaglione corrispondente alla domanda da euro 500.000, poiché economicamente superiore rispetto a quello previsto per le cause indeterminabili.

Conclusioni

Nel caso di cumulo tra domande di valore determinato e domande di valore indeterminabile, il contributo unificato non deve essere calcolato sommando i valori, ma individuando quale tra gli scaglioni applicabili sia economicamente più elevato.

Pertanto:

  • se la domanda determinata ha valore inferiore, si applica il contributo previsto per la domanda indeterminabile;
  • se la domanda determinata supera lo scaglione della domanda indeterminabile, si applica il contributo relativo al valore determinato più elevato.

 

 

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