Clausola di contenimento e determinazione del contributo unificato
20.04.2026
La clausola di contenimento è una dichiarazione inserita nell’atto introduttivo del giudizio con cui l’attore limita il valore complessivo delle domande giudiziali entro una determinata soglia.
Un esempio tipico è il seguente:
“In ogni caso, la domanda è contenuta nel limite di euro 20.000.”
A cosa serve la clausola di contenimento
Questa clausola viene utilizzata principalmente quando si instaura un giudizio davanti a un giudice con limiti di competenza per valore, come il Giudice di Pace.
Tuttavia, nella prassi forense, la clausola di contenimento è impiegata anche per un’altra finalità: evitare il superamento degli scaglioni previsti per il contributo unificato.
Clausola di contenimento e contributo unificato
Come noto, il contributo unificato varia in base al valore della causa, secondo gli scaglioni previsti dal Testo Unico sulle Spese di Giustizia (TUSP).
Può accadere che il cumulo delle domande giudiziali superi di poco una soglia, determinando il passaggio a uno scaglione superiore e, quindi, un aumento del contributo dovuto.
Esempio pratico
Si consideri il seguente caso:
Il totale delle domande è pari a €53.000.
In questo caso, il valore complessivo della causa supera di poco la soglia dei €52.000, con conseguente applicazione di uno scaglione di contributo unificato più elevato.
Per evitare ciò, l’attore può inserire una clausola di contenimento, limitando il valore della domanda (ad esempio, entro €52.000), così da rientrare nello scaglione inferiore.
Effetti della clausola di contenimento
L’utilizzo della clausola di contenimento, generalmente ammesso nella prassi, comporta due effetti principali:
Conclusioni
La clausola di contenimento rappresenta uno strumento utile nella strategia processuale, soprattutto per:
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